| Conservazione | |
|---|---|
| Dimensioni opera |
cm 32 x 72 |
| Dimensioni foglio |
cm 36 x 74 |
| Firma |
In basso a destra |
| Provenienza |
P. & P. Gallery Modena timbro su foto |
| Supporto | |
| Tecnica |
Tecnica mista |
| Tipologia |
Note
Biografia
Magnavacca Ubaldo, Modena 1885 – Lerici 1957.
Nasce in una famiglia di mugnaie e sin da giovane dimostra una grande predisposizione al disegno dal vero.
Su consiglio del pittore Salvatore Postiglione, viene indirizzato presso l’istituto delle Berti Arti di Modena e si specializza nelle pratiche incisorie dell’acquaforte e acquatinta.
Ben presto le sue opere ricevono riconoscimenti e premi come il Premio Magnanini nel 1906 e il Premio Poletti nel 1912.
Più tardi vincerà con l’incisione “L’abside del duomo di Modena” il concorso Curlandese di Bologna.
Nel 1916 con alcune sue opere grafiche partecipa alla mostra italiana a Londra e tra il 1920 e il 1931 è presente come incisore alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale d’arte di Roma.
Dal 1934 al 1944 è docente alla scuola serale del Nudo presso l’Istituto d’arte Venturi di Modena.
Magnavacca si dedicò principalmente all’arte grafica per la quale ottenne importanti riconoscimenti, infatti le sue opere sono presenti in numerose raccolte pubbliche e private, in Italia e all’estero. Nonostante ciò si riporta di questo artista caratteristiche umane di una certa scontrosità e di individualismo che potrebbero aver contribuito ad oggi, all’impedimento di una maggiore considerazione nazionale.
Oltre all’incisione Magnavacca si espresse anche nella pittura ad olio con gusto post-impressionistico e una certa adesione al movimento simbolistica decadente.
Infatti negli anni ’20 nei suoi dipinti troviamo uno spiccato sentimento morale verso il destino che si riflette nell’impegno quotidiano di persone e animali.
Successivamente la sua tecnica si incentra sull’utilizzo della spatola che gli permette di mettere in evidenza la materia e nel contempo di scoprire o graffiare il corposo fondo scuro abilmente preparato a base di bitume. Con questo suo operare Magnavacca tende ad avvicinarsi ai movimenti astrattisti dell’epoca pur senza allontanarsi dal soggetto realistico.
Parallelamente all’incisione e alla pittura, Magnavacca si dedica saltuariamente anche alla scultura.
Le sue opere migliori sono (Tratto dal Comanducci, I pittori italiani dell’Ottocento):
“ Abside del Duomo di Modena “ acquaforte (museo di Tokio)
“ Ponte dei Sospiri” acquaforte ( Museo di Venezia)
“ I Costruttori di Ponti “, “ Cattedrale di Reims”acqueforti ( Presentate all’esposizione italiana di Londra nel 1916 )
“ Arco di Tito” acquaforte ( Esposta alla Pomotrice di Torino nel 1919 ed acquistata dal Re d’Italia)
“ Frontone del Duomo di Modena “ acquaforte ( Quadreria Reale)
“ Nubi d’oro “ acquaforte ( Acquistata dalla Regina Madre nel 1921)
“ Zappatori” carboncino e “ Al pascolo” olio ( Museo civico di Torino)
“ Tristi ricordi”, “La torre dell’Abbazia “, “Aratura”, “ Le lavandaie”, “ Il falciatore”, “ Portale maggiore della Cattedrale di Modena”, “Per il pane”, “ Suol d’Italia”, “Amalfi “ e “Verocondo”, tutte acqueforti colorate ( Biennali di Venezia)
